Serena Rossi torna alla Mostra del Cinema di Venezia con un riconoscimento che parla di carriera, non di semplice presenza sul red carpet. La Biennale e Campari hanno annunciato che l’attrice riceverà il Premio Campari Passion for Film 2026 giovedì 10 settembre, in Sala Grande, prima della proiezione fuori concorso di Scherzetto, il nuovo film di Mario Martone in cui è tra gli interpreti principali.
È una notizia che pesa perché arriva in un punto preciso del suo percorso: dopo anni in cui Rossi ha attraversato televisione, musical, doppiaggio e cinema popolare, Venezia le consegna un premio pensato per chi trasforma la passione in forza creativa. E lo fa mettendola dentro una cornice cinematografica molto italiana, accanto a Toni Servillo e a un regista come Martone.
Il ritorno di Serena Rossi alla Mostra
La cerimonia è fissata per il 10 settembre 2026 alle 21.30 al Palazzo del Cinema del Lido. Non sarà un passaggio isolato: il premio precederà la presentazione di Scherzetto, film italiano di 116 minuti diretto da Mario Martone e programmato Fuori Concorso alla 83ª Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica.
Per Serena Rossi Venezia non è un luogo neutro. Nel 2021 era stata madrina della Mostra, conducendo le serate di apertura e chiusura. Nella nota rilanciata dai media, l’attrice ha richiamato proprio quel legame, parlando di ricordi «indelebili» e ringraziando la Biennale per la stima. La differenza, questa volta, è che il centro non è la conduzione dell’evento ma il riconoscimento di un’identità artistica ormai pienamente cinematografica.
Perché il premio racconta una svolta
Il Campari Passion for Film Award nasce per valorizzare professionisti che lasciano un segno nel racconto cinematografico. Nel caso di Rossi, il punto interessante è la continuità: la popolarità televisiva di Mina Settembre, l’immaginario musicale legato a Mia Martini, il doppiaggio di Anna in Frozen, il percorso teatrale e ora il nuovo tassello veneziano con Martone.
La sua forza pubblica è sempre stata questa: non restare prigioniera di un solo formato. Serena Rossi ha costruito riconoscibilità senza perdere mobilità, passando dalla serialità alla sala, dalla voce cantata alla recitazione più misurata. Il premio veneziano certifica proprio quel movimento, e lo porta davanti al pubblico internazionale della Mostra.

Il dettaglio più significativo è la collocazione della consegna: prima di Scherzetto. Non un premio appoggiato a margine del calendario, ma una soglia narrativa che accompagna un film nuovo. È un modo per dire che il riconoscimento non guarda soltanto al curriculum, ma anche alla fase professionale in corso.
Da Napoli a Martone, una traiettoria riconoscibile
Il profilo di Serena Rossi resta profondamente legato a Napoli, non come cartolina ma come matrice artistica. Da Song’e Napule dei Manetti Bros. a Ammore e malavita, fino alla stagione televisiva che l’ha resa familiare a un pubblico larghissimo, la sua immagine pubblica ha spesso unito ironia, musica e una presenza scenica molto diretta.
Con Martone, però, il baricentro cambia. Scherzetto la inserisce in un contesto autoriale e in un cast dove figurano Toni Servillo, Lorenzo Perrotta, Leonardo Lidi, Giovanni Ludeno e Gianluca Di Gennaro. È una compagnia che suggerisce un cinema di scrittura, corpi e dialoghi, lontano dalla sola dimensione promozionale.
Per le spettatrici che l’hanno seguita in televisione, il premio può sembrare la conferma di qualcosa già intuito: Serena Rossi non è soltanto un volto rassicurante, ma un’interprete che ha saputo usare la popolarità come base, non come recinto. La Mostra le offre adesso una vetrina in cui quel percorso viene letto con maggiore ambizione.
Un riconoscimento che pesa anche per il pubblico
Nel sistema dello spettacolo italiano, i premi contano quando riescono a spostare lo sguardo. Qui il punto non è trasformare Rossi in una diva distante, ma riconoscere una figura che ha dialogato con pubblici diversi senza snaturarsi. La sua carriera è fatta di passaggi popolari, ma anche di scelte che chiedono ascolto: la voce, il corpo, il tempo comico, la capacità di reggere il melodramma senza appesantirlo.
La notizia, quindi, non è soltanto “Serena Rossi premiata a Venezia”. È il segnale di una fase in cui il cinema italiano continua a cercare interpreti capaci di parlare a generazioni diverse. Rossi arriva al Lido con un premio, un film e una storia professionale che non ha bisogno di essere riscritta in chiave glamour per risultare interessante.
Il prossimo passaggio sarà settembre, quando il premio verrà consegnato davanti alla platea della Sala Grande. Fino ad allora resta un dato già chiaro: Venezia non la richiama solo per accompagnare la Mostra, ma per riconoscere una protagonista che ha saputo trasformare la familiarità con il pubblico in credibilità artistica.





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