Valeria Golino è tornata al centro di un racconto che le appartiene: quello del cinema italiano capace di unire presenza pubblica, memoria e personaggi femminili complessi. A Schio, nella giornata conclusiva dell’International Scledum Film Festival 2026, l’attrice e regista napoletana ha accompagnato il pubblico dentro Come il vento, il film di Marco Simon Puccioni in cui interpreta Armida Miserere, figura reale e durissima della storia civile italiana.

Non era soltanto una proiezione di repertorio. Il programma ufficiale del festival prevedeva per domenica 2 agosto un incontro con Golino, la proiezione del film e, a seguire, un talk con lei e Puccioni. In una rassegna dedicata alla mente umana, quel titolo ha riportato in primo piano una domanda molto attuale: quanto può pesare, su una donna in posizione di responsabilità, il confine tra ruolo pubblico, dolore privato e necessità di restare umana?

Valeria Golino a Schio con Come il vento

La seconda edizione dell’International Scledum Film Festival si è svolta dal 30 luglio al 2 agosto, trasformando Schio in un percorso diffuso tra proiezioni, mostre, talk, costume e memoria cinematografica. La giornata finale ha messo Valeria Golino al centro della mattinata al Teatro Civico, con Come il vento e l’incontro insieme al regista Marco Simon Puccioni.

La scelta del film non è neutra. Come il vento, uscito nel 2013, racconta Armida Miserere, tra le prime donne a dirigere istituti penitenziari di massima sicurezza in Italia. Golino le dà corpo senza ridurla a simbolo: nel film ci sono fermezza, solitudine, amore, lutto e una professionalità attraversata da pressioni enormi. È un personaggio che ancora oggi parla a chi osserva il potere femminile quando viene raccontato non come eccezione decorativa, ma come responsabilità quotidiana.

Valeria Golino sul red carpet del Festival di Cannes 2016
Valeria Golino al Festival di Cannes 2016. Foto: GabboT, Wikimedia Commons, licenza CC BY-SA 2.0.

Le cronache del festival hanno indicato Golino e Puccioni tra le presenze decisive della chiusura. Non per l’effetto nostalgia, ma perché il loro incontro ha rimesso in circolo un’opera che parla di una donna chiamata a difendere la propria integrità in ambienti ostili. In un’estate spesso dominata da titoli leggeri, la presenza dell’attrice ha spostato l’attenzione su un cinema popolare nel senso più pieno: capace di arrivare al pubblico senza rinunciare alla complessità.

Perché questa apparizione conta

Golino non è una presenza qualunque nei festival italiani. Attrice, regista e produttrice, ha costruito una carriera che passa dal cinema d’autore ai set internazionali, dai premi veneziani alle regie personali. Ogni sua apparizione pubblica porta con sé un doppio livello: il volto noto, riconoscibile anche fuori dalla cerchia cinefila, e una credibilità professionale maturata scegliendo spesso ruoli spigolosi, non accomodanti.

A Schio questo peso si è visto proprio nel tema scelto dal festival, “La mente umana”. Il programma ha intrecciato costumi, effetti speciali, omaggi a grandi icone e riflessioni sull’instabilità, ma l’appuntamento con Come il vento ha dato alla rassegna un punto di caduta molto concreto. Non una lezione astratta, bensì una storia incarnata da un’attrice che sa stare dentro le contraddizioni: fragilità e controllo, disciplina e desiderio di amore, vita pubblica e ferite personali.

È anche un modo diverso di raccontare una diva. Non il tappeto rosso come superficie, non la foto come unico evento, ma la star che torna davanti agli spettatori per discutere un personaggio e il lavoro necessario a renderlo credibile. Per il pubblico, soprattutto quello che segue Golino da anni, è un passaggio prezioso: permette di rileggere la sua carriera attraverso le scelte, non soltanto attraverso i premi o i red carpet.

Un festival piccolo, una storia grande

La forza dell’appuntamento sta anche nella dimensione. Schio non è Venezia, Cannes o Roma, ma proprio per questo l’incontro con Golino assume un tono più ravvicinato. Il festival ha scelto un formato diffuso, con luoghi cittadini, mostre e dialoghi, e ha affidato alla chiusura un nome capace di collegare cinema italiano, memoria civile e riconoscibilità popolare.

In questo contesto, Come il vento diventa più di un titolo da recuperare: è un film che riapre una conversazione sul modo in cui il cinema può custodire storie femminili difficili senza semplificarle. Golino, con la sua presenza, ha riportato Armida Miserere fuori dall’archivio e l’ha consegnata a un pubblico nuovo, in una cornice meno rumorosa ma forse più adatta all’ascolto.

Il risultato è una notizia di cinema con un’anima molto chiara: una protagonista italiana forte, un film che parla ancora al presente e un festival che usa la presenza di una star per creare confronto, non soltanto passerella. Per Valeria Golino è un altro segno di continuità: la sua immagine pubblica resta legata alla libertà di scegliere ruoli e luoghi in cui il cinema non perde profondità.

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