Alba Rohrwacher arriva a Venezia 83 con un doppio passo che dice molto del suo momento: un film in Concorso e un titolo nella sezione Orizzonti. Non è soltanto una presenza da red carpet, ma il segno di una traiettoria che continua a cercare personaggi inquieti, adulti, pieni di zone d’ombra. Alla Mostra del Cinema 2026 l’attrice italiana sarà nel cast di Un bon petit soldat di Stéphane Brizé e di Una storia, esordio alla regia di Anna Foglietta.

La notizia pesa perché mette insieme due linee diverse della sua carriera: da una parte il cinema europeo più rigoroso, dall’altra una produzione italiana che porta al Lido una storia familiare, intima e riconoscibile. In entrambi i casi, al centro non c’è il clamore facile, ma una figura femminile chiamata a misurarsi con lavoro, legami, responsabilità e desiderio di non perdersi.

Il ritorno con Brizé in Concorso

La Biennale indica Un bon petit soldat nella selezione Venezia 83 Competition. Il film, diretto da Stéphane Brizé, dura 102 minuti, è una produzione francese e affida il cast principale ad Alba Rohrwacher, Vincent Lindon, David Talbot e Sharif Andoura. La protagonista, Carla, viene descritta come una dirigente delle risorse umane molto efficiente, costretta a fare i conti con un caso di gestione tossica dentro l’azienda in cui lavora.

È un terreno perfettamente coerente con il cinema di Brizé, spesso interessato al rapporto fra persone e pressione economica. Per Rohrwacher significa abitare un personaggio contemporaneo, professionale, apparentemente controllato, ma attraversato da una frattura morale. Il dettaglio più interessante, per chi segue l’attrice, è proprio questo: ancora una volta non sceglie una figura ornamentale, ma una donna messa davanti a una scelta concreta.

Una storia e il debutto di Anna Foglietta

Il secondo titolo è Una storia, in gara a Orizzonti. La scheda ufficiale della Biennale presenta il film come l’esordio alla regia di Anna Foglietta, con Alba Rohrwacher, Guido Caprino, Caterina Casini ed Elio De Capitani nel cast. La trama ruota attorno a Erika e Mauro, una coppia che vede cambiare il proprio equilibrio quando la figlia lascia casa per studiare fuori sede.

ANSA ha riportato anche le parole di Foglietta, che ha definito l’invito a Orizzonti un traguardo importante e ha spiegato il desiderio di raccontare gli esseri umani attraverso il cinema. In questo quadro, Rohrwacher diventa il volto di un passaggio molto riconoscibile: il momento in cui una relazione deve rinegoziare abitudini, silenzi e desideri rimasti sotto traccia.

Ritratto di Alba Rohrwacher allo Shooting Stars Award
Alba Rohrwacher allo European Shooting Stars Award 2013. Foto Siebbi, Wikimedia Commons, licenza CC BY 3.0.

Il collegamento con il pubblico italiano è forte. Foglietta è una figura amatissima tra cinema e televisione, Rohrwacher è una delle interpreti più premiate della sua generazione, e il tema del nido che cambia forma parla a molte famiglie senza bisogno di forzare il registro melodrammatico.

Perché Alba Rohrwacher resta centrale

La doppia presenza veneziana conferma una caratteristica che accompagna Rohrwacher da anni: la capacità di attraversare il cinema d’autore senza chiudersi in un’unica immagine. Ha lavorato con registe e registi molto diversi, alternando ruoli fragili, spigolosi, misteriosi, spesso lontani dall’idea rassicurante di diva. A Venezia questo percorso trova una sintesi efficace, perché le due selezioni la mostrano dentro due mondi produttivi e narrativi distinti.

In Un bon petit soldat la sua Carla sembra muoversi dentro un conflitto pubblico, quello del lavoro e del potere aziendale. In Una storia, invece, il conflitto entra in casa, nella coppia, nel vuoto lasciato da una figlia che cresce. Due registri diversi, un medesimo punto di forza: personaggi femminili adulti, non ridotti a contorno e non raccontati soltanto attraverso la vita privata.

È anche un segnale interessante per Venezia 83. In una Mostra sempre osservata per l’equilibrio fra autori internazionali, cinema italiano e presenza femminile, Rohrwacher porta una continuità riconoscibile: l’attrice che non cerca solo il ruolo più visibile, ma quello in cui il volto può diventare racconto.

Il valore di questo doppio appuntamento

Per TuttiVip, la chiave non è soltanto “Alba a Venezia”, ma il modo in cui questo passaggio racconta una fase della sua carriera. Il Lido non la ritrova come comparsa del calendario festivaliero, bensì come interprete chiamata a sostenere due film che parlano di scelte, lavoro, famiglia e identità. Sono temi concreti, vicini, molto più forti di qualunque etichetta mondana.

Ora l’attesa si sposta sulle prime proiezioni di settembre: Una storia è indicato nel programma pubblico dell’8 e 9 settembre, mentre Un bon petit soldat è previsto il 9 settembre in Sala Grande e al PalaBiennale. Per Rohrwacher sarà una doppia prova davanti alla platea internazionale, ma soprattutto una conferma: il suo cinema continua a parlare quando mette le donne davanti alla complessità, non davanti a uno specchio.

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