Per Michelle Hunziker il beauty non è più soltanto una voce laterale della carriera televisiva: è un capitolo d’impresa che ora chiede una nuova prova di maturità. I conti 2025 di The Good Vibes Company, la società del marchio Goovi di cui la conduttrice è cofondatrice e azionista, raccontano un rallentamento netto: ricavi in calo, utile più che dimezzato e una strategia chiamata a ritrovare slancio.

La notizia è interessante proprio perché non riduce Hunziker a testimonial. Goovi è nato attorno alla sua immagine pubblica, alla promessa di benessere accessibile e a un linguaggio riconoscibile: colori, formule clean, integratori, skincare, bodycare e make-up. Quando un brand così personale rallenta, il dato economico diventa anche racconto di reputazione e posizionamento.

I numeri del 2025 e il peso del marchio Goovi

Secondo Affaritaliani, il bilancio 2025 di Tgvc si è chiuso con ricavi scesi da 23,5 a 22 milioni di euro. L’utile finale è passato da oltre 2,1 milioni a 841mila euro, mentre i costi della produzione sono aumentati da 21,2 a 21,6 milioni, anche per investimenti in marketing e costo del lavoro. Repubblica aveva già messo in evidenza lo stesso quadro: fatturato in discesa, utile ridotto e niente dividendi.

Il dettaglio più delicato riguarda le categorie di prodotto. Affaritaliani segnala vendite in calo nel make-up, nel personal care e negli integratori; cita inoltre la relazione sulla gestione, che parla di andamento negativo in tutti i canali e di web proprietario sotto le aspettative. È un passaggio chiave, perché Goovi era stato presentato da Sodalis anche come brand digitale nativo.

Il rallentamento non cancella la dimensione raggiunta dal progetto. Ventidue milioni di ricavi restano una scala significativa per un brand beauty nato nel 2018. Cambia però il tono del racconto: non più solo crescita brillante, ma gestione di una fase in cui il mercato cosmetico premia margini, canali e fiducia.

Michelle Hunziker sul palco dell Eurovision Song Contest 2025
Michelle Hunziker sul palco dell’Eurovision Song Contest 2025. Foto: Wojciech Pędzich via Wikimedia Commons, CC BY 4.0.

Perché il calo parla anche della sua immagine pubblica

Hunziker è una figura familiare per il pubblico italiano: tv generalista, Sanremo, Striscia la notizia, intrattenimento e un profilo social molto riconoscibile. Questo capitale di fiducia ha dato a Goovi una voce diversa da molti marchi beauty nati in laboratorio o in agenzia. Sul sito ufficiale Goovi, Michelle è indicata come cofounder e il brand lega il proprio immaginario a benessere, self-love e formule pulite.

Proprio per questo, i numeri 2025 non vanno letti come una bocciatura personale, ma come una prova di tenuta. Un marchio celebrity funziona quando il volto noto crea attenzione; diventa impresa quando trasforma quell’attenzione in riacquisto, distribuzione stabile e prodotti capaci di vivere oltre il momento social.

Il controllo di Tgvc è in capo al gruppo Sodalis, che aveva acquisito Goovi da Artsana presentandolo come il primo brand digitale nativo della propria famiglia. Nella nota ufficiale, Sodalis descriveva il portafoglio come composto da integratori, skincare e make-up, con vendite concentrate soprattutto sull’e-commerce proprietario e una presenza complementare in farmacie e profumerie selezionate. È qui che si gioca la ripartenza: meno dipendenza dall’effetto novità, più equilibrio tra canali.

La sfida tedesca e il ritorno alla crescita

Un passaggio del report citato da Affaritaliani guarda al futuro: i dati del primo trimestre sarebbero in linea con l’anno precedente e la società conta sulle iniziative avviate per stabilizzare il fatturato e tornare a crescere in modo profittevole. Nello stesso articolo si ricorda anche il debutto sul mercato tedesco, una scelta coerente con la biografia pubblica di Hunziker.

L’espansione internazionale può essere un vantaggio, ma impone una promessa più concreta: prodotti chiari, prezzi sostenibili, distribuzione visibile e comunicazione meno dipendente dal solo carisma della fondatrice. Goovi, nella propria pagina ufficiale, insiste su formule clean e vegan, ingredienti naturali, packaging responsabile e un percorso di benessere “inside-out”. Sono elementi compatibili con il mercato beauty contemporaneo, ma devono reggere in un contesto affollato.

In Italia il pubblico conosce Michelle soprattutto come conduttrice capace di passare dall’intrattenimento ai grandi eventi. Nel beauty, però, servono continuità, prodotto e capacità di trasformare una community affezionata in clientela fedele. Il bilancio 2025 dice che la fase facile è finita; non dice che la storia sia chiusa.

Una celebrity company davanti alla seconda fase

Il caso Goovi interessa perché mostra una dinamica sempre più frequente: le star non prestano solo il volto, costruiscono aziende. Nel momento in cui arrivano i bilanci, però, il fascino del personaggio incontra la disciplina dei numeri. Ricavi, margini e performance dell’e-commerce diventano parte della narrazione pubblica quanto una nuova conduzione televisiva.

Per Hunziker, la sfida è trasformare il rallentamento in un riposizionamento credibile. Servono prodotti che continuino a parlare al pubblico che l’ha seguita, canali più efficienti e una comunicazione capace di distinguere l’energia personale della fondatrice dalla solidità industriale del marchio.

In questa prospettiva, Goovi rimane una beauty story da osservare: meno scintillante nei numeri dell’ultimo esercizio, ma ancora abbastanza riconoscibile da poter cercare un nuovo equilibrio. Il punto non è se Michelle Hunziker sappia attirare attenzione; quello lo ha già dimostrato. Il punto, ora, è quanto quella attenzione possa diventare crescita sostenibile.

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